Book of Waters. Performance per voci e fantasmi ai Bagni di Mario
di Armenia Panfolklorica e Lorenzo Marra
a cura di Arianna Bettarelli
nell’ambito di Art City Bologna 2026 (5–8 febbraio)
Progetto promosso da FRAME

Ad un mese dalla fine di Art City 2026, abbiamo chiesto agli artisti Armenia Panfolklorica e Lorenzo Marra, accompagnati dalla loro curatrice, Arianna Bettarelli, di parlare della loro esperienza artistica promossa da FRAME.

Grazie a Book of Waters abbiamo aggiunto un tassello importante alle nostre personali ricerche artistiche. Si è trattato di un progetto ambizioso che, in breve tempo, si è trasformato in una grande macchina organizzativa, composta da persone tecnicamente preparate e atte a confrontarsi con le numerose complessità che un programma di questa portata poteva presentare. Tale macchina, gestita con impegno e dedizione, ha sostenuto la nostra visione artistica, sospingendola fino al punto della sua completa realizzazione. Book of Waters è un corpo complesso, risultante di un’appassionata ricerca sulla memoria storica di Bologna. Di comune accordo, abbiamo scelto di intraprendere un vero e proprio viaggio artistico nelle viscere di Bologna, consacrando la Conserva di Valverde (nota ai più sotto il nome di Bagni di Mario) come luogo ideale per un lavoro a quattro mani, all’interno del quale musica e performance artistica contassero in egual modo.

Da subito ci è parso chiaro che il tema su cui lavorare sarebbe stato quello dell’acqua, allontanandoci da eventuali letture e variazioni didascaliche sul tema e riflettendo maggiormente sull’assenza dell’acqua e sui suoi passaggi invisibili. La nostra attenzione si sarebbe concentrata sulla riattivazione del sistema idrico-vascolare di nostro interesse, per mezzo della concertazione sonora e performativa di un’opera d’arte totale.

Questa doveva essere capace di colmare l’assenza di quel flusso acquatico continuo. Per fare ciò abbiamo pensato alla cisterna come un grande strumento a fiato; un’ocarina gigante sprofondata nella terra con tanto di fori collettori, condotti e cavità, vera cassa di risonanza di suoni e di voci, di memorie e di fantasmi. La performance live, scritta e realizzata per la cisterna, è stata, così, concepita, come rito sonoro e visivo, in cui l’udito precede la vista e una voce sola, un respiro, dà il via ad una proliferazione corale.

Continuando, Arianna Bettarelli: << Lorenzo Marra ha interamente composto ex-novo e in quadrifonia le musiche per Book of Waters, registrando e manipolando tecniche estese di flauto, ocarina e ottavino (Valentina Gnudi), clarinetto e clarinetto basso (Erica Rondelli). Durante l’azione live, ha diretto dal vivo la regia musicale, interagendo con le voci e con le risposte acustiche che l’architettura permetteva di ottenere per mezzo della sua naturale eco; Armenia Panfolklorica ha curato la direzione dei performer, ha realizzato i costumi e gli oggetti scenici, ispirati alla storia e ai mille tesori che la cisterna custodisce >>. Grazie alla partecipazione di Antonella Iacuzio, Marco Minoia e Lorenzo Valdesalici, abbiamo dato corpo a cinque presenze: figure che non rappresentano precisi personaggi da riconoscere, ma veri e propri fantasmi emersi dall’oscurità dei cunicoli, che sembravano dissolversi tra le nebbie del tempo. La performance, è stata divisa, a grandi linee, in due atti: il primo, armonioso e soave, simulava l’incedere ondoso, paziente e lento dell’avanzare delle acque, il secondo, di frattura, consisteva in un’irruzione caotica che potremmo definire a pieno titolo dionisiaca, di natura propiziatoria.

Arianna Bettarelli: << In risonanza con la figura liminale del Re del Carnevale, il corpo di Armenia Panfolklorica ha assunto simbolicamente il ruolo del capro espiatorio, non tanto come gesto di distruzione, ma come atto di trasformazione e di rinnovamento, sotto il segno della più rinascimentale delle numerologie rispettata da Tommaso Laureti (architetto della cisterna) che nella creazione di uno spazio ottagonale si è rifatto all’idea del numero otto come simbolo di rigenerazione e nuova vita >>. Concordemente con FRAME, abbiamo voluto che Book of Waters avesse una doppia esistenza, in dialogo con l’antico percorso che l’acqua compiva, partendo dalla cisterna per poi arrivare a zampillare fuori dalla Fontana del Nettuno; ed ecco la ragione del posizionamento dello stupendo padiglione, progettato appositamente da SBTT Stile Bottega e realizzato da Arredoquattro, la cui superficie esterna allude elegantemente al movimento increspato dell’acqua. Al suo interno, non una semplice documentazione della performance, ma una vera e propria trasposizione dell’opera in ambiente immersivo, capace di calare lo spettatore al centro della scena, reso possibile da Sublime Tecnologico. Se nel nostro precedente lavoro per Art City 2025 (L’ultima cerchia) la città era sostenuta e contemplata dall’alto, qui la prospettiva si è ribaltata.

La memoria non è stata delegata al monumento come forma immobile, ma riattivata come esperienza sensoriale e collettiva. Per noi Book of Waters è stato il libro delle parole invisibili, fantasmatiche, quanto il sottosuolo, di cui ci dimentichiamo ogni volta che camminiamo di tutta fretta per la città; un’ opera d’arte totale che, per mezzo di musica e di arti visive, è riuscita ad evocare le vite passate della Conserva di Valverde, plasmandone di nuove. Siamo stati molto felici di appurare il grande successo dell’opera sia in Cisterna che alPadiglione.

Ringraziamo FRAME e Studio Woland per aver creduto nel nostro progetto di rigenerazione artistica, realizzando un’opera che ha saputo unire sotterraneo e spazio pubblico, storia e contemporaneità.

Armenia Panfolklorica, Lorenzo Marra, Arianna Bettarelli

(Foto di Stefano Scheda e Maria Giulia Trombini)

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