An Interview with Christian Pirini, CEO & Co-Founder of SBTT Stile Bottega.
Behind every project lies a complex system of planning, programming, coordination, and the continuous management of variations and unforeseen events. Within this delicate balance, there is a key figure who is often the deciding factor for success: the Project Manager. We discussed this with Christian Pirini, CEO of SBTT Stile Bottega, to understand what it truly means to hold this role today.
Abbiamo iniziato la chiacchierata con la domanda più semplice — “cosa fa un Project Manager in uno studio come quello di SBTT?” — la risposta rivela subito la complessità del ruolo. Il Project Manager, nel nostro ambito specifico, è la figura chiamata a coordinare e allineare molti dei processi decisionali progettuali, organizzativi e operativi che vengono poi realizzati dai vari attori partecipanti, cliente, consulenti e fornitori, nelle diverse fasi di realizzazione del progetto.
In particolare, il suo compito è quello di coordinare e gestire le esigenze e le necessità progettuali, organizzative e operative tra i vari consulenti coinvolti prima, e tra le aziende e i fornitori operanti dopo.
Infatti, in un sistema in cui diverse aziende partecipano ai lavori di costruzione e installazione, ognuna di esse tende naturalmente a essere molto focalizzata sulle proprie necessità e i propri obiettivi, cercando di rispettare SOW, scadenze e ottimizzazione dei costi, è possibile che si generino interferenze o vuoti di coordinamento a livello macro che possono rischiare di compromettere o alterare il buon esito delle installazioni stesse e quindi del risultato finale.
È proprio qui che il Project Manager risulta importante in quanto diventa il punto di contatto e confronto tra tutte le parti coinvolte, assicurando che il processo costruttivo nel suo complesso mantenga la propria coerenza e fluidità.


A questo punto la domanda che gli abbiamo posto è “qual è, secondo te, la parte più delicata del tuo ruolo?”
Nel ruolo di PM, il tema che probabilmente è più complicato è legato alla gestione delle relazioni personali, professionali e politiche che questa figura deve necessariamente avere per poter ottenere il miglior risultato da tutti gli attori coinvolti, in quanto bisogna trovare il modo e la maniera di subordinare l'interesse del singolo nei confronti del progetto finale, senza tuttavia andare a penalizzare in nessuna maniera la singola azienda o il singolo fornitore.
Il Project Manager si trova infatti in una posizione intermedia, dove deve rappresentare gli interessi del cliente senza compromettere il lavoro dei professionisti e delle aziende coinvolte nei vari processi decisionali e operativi.
Quindi “secondo te qual è la qualità principale per un PM?”, la risposta è netta: c’è una qualità che più di tutte definisce un buon Project Manager: la capacità di avere una visione del progetto che sia più ampia e globale possibile al fine di poter avere e gestire il controllo dei singoli dettagli e delle implicazioni che questi hanno all'interno dello stesso progetto.
Come in un organismo vivente, in un progetto ogni singolo elemento è strettamente legato ad altri da diversi punti di vista. Per questo motivo ogni modifica al progetto, ogni problema riscontrato in cantiere ha un qualche tipo di impatto, piccolo o grande, sull'intero progetto o su parte di esso.
Conoscere il progetto in profondità e conoscere le specificità degli elementi tecnici e tecnologici che lo compongono, del loro processo produttivo, della logistica che li caratterizza permette di gestire e affrontare in modo adeguato gli imprevisti e le problematiche che immancabilmente si presentano durante i lavori.
A seconda dell'esperienza, il Project Manager ha a volte la possibilità di leggere in anticipo certe problematiche e di valutare le azioni necessarie per evitare il problema prima che si presenti, altre volte invece deve essere in grado di proporre modifiche o azioni operative concrete e adeguate alla risoluzione del problema che si presenta.
È qui che entra in gioco un'altra caratteristica che deve avere il PM tra le sue competenze, ovvero quella del problem solving ovvero la capacità di sintesi sia nella comprensione del problema, che nella valutazione e definizione delle possibili soluzioni operative.
La conversazione poi si sposta al futuro e il focus sulle nuove generazioni è automatico. "Nel ruolo del PM la conoscenza tecnica è importante, forse fondamentale per alcuni progetti, ma è anche vero che questa si acquisisce e si forma con l'esperienza lavorativa e con l'affiancamento a persone che possano aiutare a crescere i professionisti più giovani. Fondamentale è però anche l'approccio, l'attitudine personale e professionale che i giovano PM devono avere tra le loro caratteristiche, la voglia di mettersi in gioco, il desiderio di imparare e la capacità di adattarsi alle necessità operative che questo lavoro ti chiedere di avere. Questa attitudine, questa motivazione personale è soprattutto quello che ricerchiamo nei nostri collaboratori che desiderano intraprendere questo tipo di percorso. E l’approccio al lavoro fa la differenza fin da subito."


A questo punto chiediamo come e se sta cambiando il Project Management nel mondo dell’architettura? In un contesto globale in costante instabilità, uno dei fattori più impattanti è legato alla gestione economica.
Oggi, più che in passato, rispetto dei budget e sostenibilità economica del progetto diventano centrali per tutti i clienti con i quali abbiamo il piacere di collaborare.
La sfida principale? Riuscire a portare a termine i progetti nei tempi previsti, spesso ridotti, e con budget che spesso non considerano le diverse varianti che spesso è il cliente stesso a richiedere durante il processo di progettazione e realizzazione, senza compromettere lo standard qualitativo. Un equilibrio difficile, che richiede controllo, visione strategica e capacità di ottimizzazione che spesso si traducono in veri e propri processi di value engineering.
Dopo tanta complessità, c’è spazio anche per un momento più leggero. Alla domanda conclusiva su quale sia l’ultima cosa che controlla prima di una consegna, Pirini risponde con ironia: “Che la cassa funzioni!” Una battuta che, però, racconta molto più di quanto sembri. Perché alla fine, oltre alla visione e alla strategia, conta anche che tutto — nel concreto — funzioni davvero.
Conclusione finale L’intervista a Christian Pirini lo conferma con chiarezza: il Project Manager non è solo un coordinatore, ma il regista dell’intero processo. Ed è esattamente qui che riconosciamo — e rivendichiamo — il valore della nostra expertise. Pertanto abbiamo appreso che il PM è colui che tiene insieme persone, competenze e obiettivi, colmando le distanze tra le parti e le singolarità per tradurre il tutto in un concerto di processi e azioni che portano alla soddisfazione finale del cliente.
In un settore dove ogni dettaglio può fare la differenza, il suo ruolo non è più un supporto: è una necessità.
